Bussola Versilia | intervista a peppino di capri
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Peppino Di Capri, l’intervista

Di Capri: ““Tornare alla Bussola sarà una grande emozione, c’è davvero voglia di rivedere quel locale, di ritrovarlo”

Un mito così vero e così ricco di umanità. Di quel sorriso, che è un’icona spensierata della musica leggera italiana di ogni tempo. Di quella voce inconfondibile, che ha emozionato intere generazioni. Di una passione per la musica, che non si ferma a oltre 60 anni dal suo debutto. Peppino di Capri, al secolo Giuseppe Faiella, è un vero e proprio mito vivente.
Gli album? 54.  Le presenze a San Remo?  Da record, mai battuto, 15, con due vittorie.  I dischi venduti? 35 milioni.Troppo lunga, troppo bella la sua carriera per confinarla in una minibiografia o per citare alcuni dei suoi capolavori, delle sue poesie in musica. Di Capri sarà alla Bussola il 30 aprile prossimo per un concerto destinato a aprire il ciclo di “Bussola d’Autore” e regalare emozioni forti. Fortissime.

Di Capri, c’è chi ha scritto che il 2019 segnerà il suo addio al palcoscenico.
“Macché, era solo una battuta, che poi ha ripreso un giornale: non è vero. Non si può vivere senza questa musica, con quella battuta mi riferivo ai ragazzi più giovani che preferiscono altri generi, ma che sono convinto, quando si innamoreranno, cercheranno melodie diverse, giusto però ora lasciarli divertire”.

Sta anzi per iniziare una serie di concerti.
“In particolare molte feste con concerto in riva al mare, i locali stanno sparendo dalla faccia della terra e per fare musica dal vivo restano solo i teatri o quasi. E’ un peccato perché non c’è più l’atmosfera di una volta, pesa l’assenza dei complessi e il piano bar sta scomparendo”.

In Versilia, però, c’è un locale mito della musica, la Bussola, dove proprio lei aprirà la serie di concerti “Bussola d’Autore”, che vuole rilanciare la musica che emoziona.
“Vero, e mi desta molta curiosità l’appuntamento, voglio conoscere chi ha fatto tutto questo. Mi sono meravigliato della ripartenza, sarà una grande emozione tornare lì. Mi auguro che il rilancio abbia successo, tenendo naturalmente presente che il tempo non ci può riportate a quel periodo degli anni ’60. Sono davvero curioso di rivedere il locale, di ritrovarlo”.

Bussola, per lei, vuol dire tanto.
“Nel 1960 feci la mia prima tournée in tutta Italia, la vedette era Caterina Valente, poi proprio grazie a Bernardini, che grande personaggio, esplose Peppino di Capri. E’ il posto di riferimento di tutti gli artisti che devono tanto alla Versilia. Bernardini aveva una magìa, una forza che va rispettata nei secoli”.

Anche la Versilia è in una parte del suo cuore.
“Mi brillano gli occhi al pensiero della Versilia, è un pensiero che porto sempre con me”.

La Versilia è anche la terra dove si è sposato la prima volta.
“Mi sposai nella chiesetta di Focette, con Roberta (a cui è dedicata la famosa canzone ndr) continuo a sentirmi. Facemmo il pranzo di nozze proprio alla Bussola E ci fu una sorpresa…”.

Ovvero?
“Mi illusi che ero ospite della Bussola, alla fine mi avvicinarono dicendomi, signor di Capri, il conto sono 4 milioni e mezzo di lire! Che ricordi, che emozioni alla Bussola…”.

Che cosa la spinge a continuare a cantare dopo una vita di successi?
“So fare solo questo, vivo di questo: è una passione di famiglia. Sin da piccolo suonavo un pianoforte francese, che poi mio nonno bruciò nel caminetto. Eravamo una famiglia povera, ma mio papà me ne comprò un altro. Poi ho studiato musica classica, fatto provini e poi via via si è snodata tutta la mia carriera. Mi chiamo Giuseppe Faiella, Mario Cenci mi propose il cambio di nome: “Siccome ti chiami Peppino e vieni da Capri ti chiamerai Peppino di Capri” Peppino di Capri è nato così”.

Di Capri e il pubblico.
“E’ la molla principale del meccanismo: l’applauso, la gioia che vedi nei volti sono il compenso delle notti in bianco, dei viaggi, della stanchezza. E’ una vita di sacrificio, ma ai giovani dico di non correre, la personalità esce fuori”.

A proposito di giovani, chi ascolta?
“Ce ne sono di voci originali. Personalmente riconosco i cantanti con le carte in regola dal timbro di voce e non dalla canzone. Tiziano Ferro ha grandi potenzialità, anche Fragola aveva dato alla luce un bel pezzo in inglese, una lingua in cui tutti però si canta bene, ma è un po’ che non lo sento più”.

A San Remo c’è stata polemica per la mancata consegna del premio alla sua carriera.
“E’ un premio che fa piacere fa a tutti, a maggiore ragione se arriva da San Remo. Mi chiedo perché se si è scelto Pino Daniele, perché non ci si è pensato prima, è un premio alla memoria e non alla carriera, ma di fronte a lui mi fermo. Verrà anche il mio turno”.

I suoi successi non si contano: quale canzone le è rimasta addosso?
“Una che canto sempre è “Il Sognatore”, è un vestito su misura per me, ma anche la più recente “I miei capelli bianchi” sento molto vicina ”.

A proposito, lei ha visto molto da vicino i Beatles: è stato l’unico cantante italiano a salire sullo stesso palco calcato in occasione dei loro tre leggendari concerti italiani.
“Chiudevo lo spettacolo prima del loro concerto, cantavo per 30 minuti e con successo. Una bella esperienza, ho viaggiato insieme a loro e capito tante cose del mondo delle star: per fare una foto con loro ho dovuto attendere l’ultimo pomeriggio della tournée”.

Cosa le ha tolto la musica?
“Avrei potuto stare di più con la famiglia nella fase migliore della mia vita tra il 1958 e il 1968. Dopo è arrivato un appannamento, ma mi sono ripreso e ho riacciuffato il mio pubblico che in realtà non aveva mai smesso di seguirmi. Avevo pensato di smettere, ma mi dissi che era il mio lavoro. Presi la macchina e tornai in giro a propormi. “Lei è caro, ci rivolgiamo a altri cantanti”, mi disse un impresario. “Vengo a meno”, gli risposi. Quando mi chiesero se volevo suonare a Rischiatutto, pensai si fossero sbagliati. Mi ero ripreso il mio mondo, magari anche a sbagliando, ma a modo mio”.

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